PONTEDERA. Più di cinquanta liceali, un brusio concitato e l'emozione palpabile nell'aria: questo lo scenario che si presentava ieri alle ore undici presso l'aula di Costell@zioni dell'istituto "Montale".
Erano tutti in attesa di Maurizio Solieri, chitarrista di Vasco Rossi, in città per incontrare gli studenti del progetto "Officina della canzone".
Sono arrivati da tutte le scuole superiori del circondario, e il loro idolo non li ha delusi, tendendo banco alle domande per quasi 2 ore ininterrotte. «L'iniziativa - spiega la prof. Donatella Piccini del Marconi, fra le coordinatrici del laboratorio - si inserisce all'interno dei Pia, piani intergrati d'area, finanziati dagli enti locali, e consiste nella rivisitazione da parte degli studenti di una celebre canzone, partendo innanzitutto dal testo.
Questo incontro è stato possibile grazie alla collaborazione di Luciano Oriundo, scrittore e organizzatore di eventi: Solieri aiuterà i ragazzi a lavorare sul brano di quest'anno».
All'incontro ha partecipato anche l'ex assessore Daniela Pampaloni: «Continuerò a lavorare perché eventi culturali di questo tipo continuino a verificarsi: ottima iniziativa, uno stimolo costruttivo per chiunque».
Quando il musicista fa la sua comparsa il risultato è un applauso impetuoso. Qualche parola di presentazione e poi viene proiettato il file audio-video elaborato lo scorso anno dai ragazzi: la musica è "I want it all" dei Queen, la voce di Francesco Fagiolini, ex Itis, trasforma il titolo in "E invece no": un po' come a dire che gli under non ci stanno a farsi opprimere da un mondo claustrofobico che non lascia spazio all'inventiva. Solieri ascolta attento e alla fine il giudizio è positivo, non si risparmia però qualche critica da esperto, comunque ben accetta. Prima del colloquio vero e proprio il rockettaro (giubbotto di cuoio e capelli lunghi, aria informale da ragazzo della porta accanto ma lo sguardo è quello di chi la sa lunga) racconta gli esordi nella musica, passando dalla parentesi universitaria di medicina, mai conclusa, per approdare al grande successo contemporaneo. Strappa un applauso dietro l'altro.
Partono le domande. Si alza Elia e rompe il ghiaccio: «Come ci si crea uno stile personale?». Solieri risponde: «Pazienza, talento, anni di pratica. Soprattutto eliminare l'ansia del piacere subito a tutti i costi: le grandi cose si costruiscono nel tempo, si parte da un piacere personale». È il turno di Lorenzo Maffei: «Avevi paura durante le prime esibizioni?». «Non sono mai stato un emotivo - racconta il chitarrista - ma se hai molta paura agli esordi, un po' te ne porterai dietro per tutta la vita: persino Vasco, prima di salire sul palco, è sempre un po' emozionato». Questione di carattere insomma, e Solieri ha dimostrato di averne, insieme alle idee chiare. I ragazzi, interessati, vanno a parare sempre lì: come si arriva al grande pubblico? «I media hanno trasformato l'idea di successo in qualcosa di facile, che implica la velocità» niente di più sbagliato: «Puoi costruirti una fama duratura solo un passo alla volta, nel corso del tempo, costruendo un tuo stile, qualcosa che ti renda unico. E solo se hai talento. È necessario lavorare per capire quali sono le nostre vere attitudini».
Filippo Bernardeschi