A CURA DEL GRUPPO DI PROGETTO

 

 

 

Premessa

 

“Se non fosse stata inventata la lettura, io sarei più libero e felice” (Lorenzo 8 anni).

Queste parole ci parlano di un malessere psicologico “profondo” che può colpire tutti quegli alunni le cui difficoltà scolastiche non vengono individuate e diagnosticate precocemente. E' da qui che comincia la storia di un “malinteso”, che ha per protagonisti genitori, insegnanti e alunni, ma che si riflette soprattutto sul vissuto di questi ultimi generando in loro demotivazione, depressione e rifiuto per la scuola.

La presenza di difficoltà letto-grafiche rappresenta una problematica in crescita ed assume un rilievo sempre più importante  sia per l'incidenza del fenomeno, sia per le sue implicazioni didattiche.

Che cosa può far la scuola per aiutare i ragazzi con difficoltà di  apprendimento a vivere una storia personale più serena? 

 

Conoscere il problema

 

Conoscere il problema significa cambiare sensibilmente il futuro di questi bambini, solo superando pregiudizi e false impressioni, si può andare oltre l'apparenza e vedere il problema nella sua complessità.

Come insegnanti, in questi ultimi anni, abbiamo avvertito la necessità di conoscere in  modo più approfondito la problematica degli alunni in difficoltà di apprendimento. Ogni giorno nel nostro agire quotidiano ci troviamo di fronte a situazioni di rischio, che, solo se riconosciute tempestivamente, possono essere contenute (nei casi più complessi) e nella migliore delle ipotesi superate

( nei casi più semplici).

 

Che cosa fare

 

L'intento del lavoro contenuto in queste pagine è da ricercarsi nel desiderio di dar concretezza ad un percorso di formazione e auto-formazione che insieme abbiamo condiviso e che ci ha bruscamente poste dinanzi ad una problematica complessa.

Questo è stato l'input che ci ha spinto a metterci in discussione come insegnanti, per cercare, sperimentare sul piano didattico strategie e metodologie di lavoro efficaci nelle situazioni di difficoltà.

 

 

I disturbi specifici di apprendimento :

dislessia, discalculia, disgrafia,disortografia

 

I D.S.A. (dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia) sono disturbi dello sviluppo che determinano difficoltà molto spesso rilevanti nell'acquisizione delle abilità scolastiche come lettura, scrittura e calcolo.

Dislessia “ è  un disturbo di automatizzazione dei processi di decodifica dei segni scritti che ostacola l’acquisizione della lettura fluente”. (G. Stella)

“La dislessia è presente quando l’automatizzazione dell’identificazione della parola (lettura) non si sviluppa o si sviluppa in maniera incompleta o con grandi difficoltà” (Gersons Wolfensberger e Ruijssenaars 1997)

A causa di questo disturbo il bambino dislessico legge lentamente e con errori

Discalculia è “una disabilità di origine congenita e di natura neuro psicologica che impedisce a soggetti intellettivamente normo dotati di raggiungere adeguati livelli di rapidità e di correttezza in operazioni di calcolo (calcolo a mente, anche molto semplice, algoritmo delle operazioni in colonna, immagazzinamento di fatti aritmetici come le tabelline ) e di processamento numerico (enumerazione avanti ed indietro, lettura e scrittura di numeri, giudizi di grandezza fra numeri”. (E. Profumo)

Disgrafia è la difficoltà di scrittura che riguarda la riproduzione dei segni alfabetici e numerici.

Il bambino scrive in modo molto irregolare, la sua mano scorre con fatica sul piano di scrittura e l’impugnatura dello strumento grafico è spesso scorretta; la capacità di utilizzare lo spazio a disposizione è molto ridotta; le dimensioni delle lettere non sono rispettate, la forma è irregolare, l’impostazione invertita, il gesto è scarsamente fluido, i legami tra le lettere risultano scorretti.

Disortografia è l’incapacità di scrivere correttamente in modo automatico dopo un tempo adeguato di istruzione continua.

 

I prerequisiti per l'apprendimento della letto-scrittura

Consapevolezza metafonologica

Prerequisito fondamentale per l'accesso alla letto-scrittura è 

la consapevolezza metafonologica cioè la capacità di analizzare  la struttura sonora della parola nei singoli fonemi che la compongono, operando trasformazioni e manipolazioni degli stessi.

Nella consapevolezza metafonologica sono presenti processi differenti per qualità e per complessità, dalla sensibilità per la struttura sonora globale della parola (apprezzamento delle rime, capacità di produrne), alle capacità più analitiche di segmentazione e manipolazione dei singoli fonemi. (Marotta & Co…..”Valutazione delle competenze metafonologiche" )  

Lo sviluppo delle capacità metafonologiche è correlato all’emergere nel bambino delle capacità di controllare i propri processi intellettuali.

Nella scuola dell’infanzia  e nel primo ciclo della  scuola primaria si può stimolare l’acquisizione di una consapevolezza fonologica attraverso esercizi di:

1.      Sintesi e segmentazione sillabica

2.    Riconoscimento sillaba e fonema  iniziale di parola

3.    Discriminazione di coppie minime di parole e non parole

4.    Giochi di fusione di sillabe, cancellazione e sostituzione di sillabe

5.    Ricognizione di rime e produzione

Tutti questi esercizi sviluppano le due fondamentali abilità metafonologiche che sono:

- la capacità di fusione  - per riconoscere un parola dopo averne ascoltato i fonemi o le sillabe in modo separato. Capacità utilissima ed indispensabile nella fase di sviluppo della lettura, in cui il bambino trasforma in fonema ciascun grafema o gruppo di grafemi per poi  riuscire a fonderli insieme e leggere la parola per intero ;

- la capacità di segmentazione -  per scomporre una parola nei suoni che la costituiscono (sillabe prima e fonemi dopo), capacità fondamentale per riuscire a scrivere; ccorre individuare quali fonemi compongono la parola, rappresentarli graficamente rispettando l’ordine spazio temporale.

 

 

Oltre alle competenze metafonologiche, nell'apprendimento della letto-scrittura, si è facilitati dal possesso di altre competenze cognitive, le più importanti sono :

 

·        discriminazione visiva – per riconoscere i grafemi da altri segni grafici e saperli differenziare tra  loro in base al diverso orientamento spaziale ,anche senza attribuire un nome

·        discriminazione uditiva – per riconoscere le caratteristiche fonetiche di un messaggio, per poterlo ricordare e riprodurre fedelmente ed in seguito associare i fonemi ai grafemi corrispondenti

·        memoria fonologica a breve termine –per mantenere in memoria una corretta sequenza fonologica: individuare i singoli fonemi e convertirli in grafemi (scrittura)  o fonderli per produrre la parola (lettura )

·        coordinazione oculo-manuale –rappresenta lo strumento di esecuzione dei processi di scrittura per conseguire un buon grafismo .

·        associazione visivo-verbale e l’accesso lessicale rapido -per ricavare velocemente il nome dei grafemi e  delle parole scritte

·         elaborazione semantica  di anticipazione – per facilitare e velocizzare i processi di scrittura e di lettura

 

 

Segnali di allarme

 

Segnali  che fanno sospettare difficoltà specifiche di apprendimento

 

 Nella scuola dell'infanzia:

·        Difficoltà di linguaggio

·        Inadeguata padronanza fonologica

·        Difficoltà negli esercizi metafonologici

·        Difficoltà nella copia del modello

·        Disordine nello spazio

·        Difficoltà nella memoria a breve termine

·        Scarsa attenzione

·        Difficoltà nella manualità fine

·        Difficoltà nello schema corporeo

·        Difficoltà nel riprodurre le sequenze ritmiche

 

 Nella scuola primaria e secondaria di primo grado

·        Difficoltà nel copiare dalla lavagna

·        Perdita del rigo nella lettura

·        Scarsa armonia nello spazio

·        Macroscrittura o microscrittura

·        Confusione dei caratteri tipografici

·        Confusione tra lettere e numeri

·        Scambio di suoni simili

·        Scambio di grafemi simili per forma

·        Difficoltà nell'uso del vocabolario

·        Difficoltà a memorizzare le tabelline,i giorni della settimana , i mesi dell'anno

·        Difficoltà di spazio e tempo

·        Scarsa attenzione

·        Disorientamento di fronte al compito

 

Difficoltà di calcolo

   Inversioni nella scrittura di numeri

   Difficoltà nella numerazione regressiva

   Difficoltà a memorizzare le procedure di calcolo delle quattro operazioni e a memorizzare i termini specifici delle formule geometriche

   Difficoltà nella discriminazione dei segni grafici + - x :

   Difficoltà nel calcolo orale

 

 Che cosa deve fare l'insegnante nelle sua classe?

 

E’ necessario che l’insegnanteconosca il livello individuale raggiunto da ogni bambino sin dai primi giorni di scuola riguardo:

·        al livello di simbolizzazione

·        alle abilità fonologiche.

Il bambino in altre parole per affrontare,senza problemi, l’apprendimento della letto-scrittura deve possedere dei prerequisiti specifici, che possono essere indagati attraverso prove fonologiche, di lettura e scrittura (v. Protocollo Stella).

Una volta effettuata l’indagine l’insegnante potrà decidere come programmare le attività per la classe, i gruppi di lavoro, il lavoro individuale.

 

Non è necessario mettere in pratica due didattiche separate: una per la classe ed una per i bambini con D.S.A.( Disturbo Specifico di Apprendimento). Forse è più utile ed economico cambiare didattica per tutta la classe.

Ne trarranno vantaggio  tutti gli alunni anche  quelli che hanno altri tipi di difficoltà.

Se nella classe c’è un  alunno con D.S.A., è bene informarsi sulle sue difficoltà specifiche .

E' necessario inoltre che tutti gli insegnanti che ruotano intorno al bambino siano informati perché tutti insieme possano decidere il modo di intervento, quali aiuti fornire, come comportarsi con le verifiche , le interrogazioni, i compiti a casa, la valutazione.

 

Quale didattica?

 

L’apprendimento della letto-scrittura

“Un bimbo di sei anni che si accinge ad entrare nella scuola elementare, possiede della propria lingua solo una conoscenza fonologica, più o meno completa che lo ha portato a strutturare una propria, iniziale, teoria linguistica” (G. Stella).

La sperimentazione per l'individuazione precoce delle difficoltà di letto-scrittura condotta in questi anni nelle nostre scuole primarie nell'ambito del progetto Einstein ci ha portato a conclusioni importanti in merito alle scelte metodologiche da compiere per prevenire e limitare il disagio scolastico.

Per l'apprendimento della lingua scritta la discussione pedagogica sul metodo in questi anni è stata documentata da un'ampia letteratura.

Le varianti dei metodi possono essere ricondotte a due fondamentali tipologie: i metodi  analitici e sintetici

 

I metodi analitici o globali

 

I metodi analitici o globali prendono l'avvio da situazioni linguistiche complesse, brani o frasi, per analizzare parole, sillabe e lettere.

Affermare che , per avviare il bambino alla prima alfabetizzazione, ci sono due strade non è del tutto esatto perché un insegnante sensibile non ha un solo metodo, ma adatta le sue idee alla specificità della situazione. Tuttavia una scarsa attenzione alla scelta metodologica può rendere l'apprendimento più difficoltoso.

Il progetto Einstein, in questi anni ha dimostrato che, sebbene tutti i metodi tendono a funzionare  di fronte a bambini senza difficoltà di apprendimento, la scelta del metodo diventa fondamentale per i bambini in difficoltà. Dagli studi di Chall (1966 ), dalle ricerche italiane ( Pontecorvo, Tonucci e Schermaglio 1984 ) e dalle esperienze condotte dall'A.I.D. ( Associazione Italiana Dislessia ) di Bologna,è emerso che il metodo fonetico dà maggiore risalto al codice consentendo anche ai bambini meno abili di acquisire più facilmente la strumentalità della lettura.

 

I metodi sintetici o fonetici

 

I metodi sintetici o fonetici assumono come unità di base gli elementi sonori più piccoli della parola ossia le lettere che rappresentano il punto di partenza da cui si procede poi, per graduale successione, alla formazione delle sillabe, parole e frasi.

La progressione classica, consigliata dalle ricerche, consiste nel cominciare dalle vocali, seguite dalla combinazione di consonanti labiali, per passare poi successivamente ai suoni più complessi.

"Un avvio fonetico alla lettura"

 presenta i seguenti vantaggi:

·        È relativamente semplice perché consiste essenzialmente nell'insegnare il suono di ogni singola lettera ,e, nel caso specifico dell'italiano, delle poche combinazioni di lettere per le quali la corrispondenza grafema-fonema non è univoca

·        È particolarmente sistematico e si presta dunque bene a una programmazione rigorosa

·        "Se questa programmazione è stata svolta in modo corretto, gli errori di lettura nelle fasi successive dell'apprendimento tendono ad essere meno frequenti" (Celi, Laganà e Alberti , Avviamento alla lettura )

 

La scelta del carattere

Un'altra questione importante evidenziata dalla ricerca è la scelta del carattere. Innanzitutto bisogna tener presente che la gradualità nella presentazione dei caratteri è solo apparentemente una perdita di tempo, in realtà occorre ricordare che non tutti i bambini hanno le stesse capacità ( non avere fretta per guadagnare tempo! ).

La  generalizzazione dei  diversi caratteri tipografici può e deve essere programmata, la scelta del docente deve tener conto soprattutto dei bambini con difficoltà, quindi  è auspicabile presentare  dapprima solo lo stampato maiuscolo in quanto è il primo carattere a cui il bambino accede spontaneamente perché lo vede intorno a sé (insegne pubblicitarie, primi approcci alla scuola dell'infanzia ) e si presta maggiormente alla segmentazione fonetica in quanto le lettere sono tutte scritte separatamente. Inoltre le lettere dello stampato maiuscolo occupano tutte lo stesso spazio e quindi non necessitano di valutazioni percettive di altezza, lunghezza, destra/sinistra ecc. come invece è richiesto dallo stampato minuscolo e dal corsivo.

Quindi questo carattere richiede meno impegno a livello percettivo e di conseguenza nella riproduzione grafica.

Il corsivo e lo stampato minuscolo presentano differenze marcate nella forma dello spazio occupato quindi richiedono buone capacità percettive.

Passare dalla scrittura dello stampato maiuscolo al corsivo o allo stampato minuscolo richiede tutta una serie di competenze che non sono state allenate con l'uso dello stampato maiuscolo, non c'è stata gradualità almeno dal punto di vista visuo-spaziale, quindi si può rischiare di lasciare i bambini in situazioni di confusione che si trascineranno nel tempo.

Secondo alcuni autori è preferibile passare prima al corsivo e poi allo stampato minuscolo in quanto il corsivo presenta caratteri distintivi più evidenti.( Riccardo Ripamonti).

Secondo la nostra esperienza il carattere stampato minuscolo deve essere esclusivamente usato per la lettura.

 

I materiali didattici

E’ consigliabile attrezzare gli spazi nell’aula con materiale  coerente con le scelte pedagogico-didattiche:

·        Alfabetiere murale dove i grafemi ricordino il suono iniziale delle lettere (esempio P come pancia) e soprattutto all’inizio ci sia la presenza esclusiva del carattere stampato maiuscolo

·        Cartelloni che riproducono la sequenza numerica

·        Cartellone per la corretta riproduzione delle lettere in stampato maiuscolo

·        Uso di lettere mobili che minimizzino l’aspetto grafico e permettano una più facile identificazione

·        Cartelloni murali che aiutino a memorizzare  e a fissare i nuovi apprendimenti (ad esempio cartellone delle sillabe semplici da aggiornare via via che gli alunni conoscono nuove consonanti; cartelloni con la riproduzione di filastrocche per la percezione del ritmo...)

·        Lapis e penne ergonomici di più facile  impugnatura per rendere più chiaro e ordinato il gesto grafico

·        Quaderni di vari formati strutturati per favorire la corretta direzionalità della scrittura , la gestione dello spazio e la corretta esecuzione prima dello stampato e poi del corsivo

·        Linea del 20 come strumento facilitante della conoscenza dei numeri e del calcolo orale

 

Le attività per cominciare

E’ importante monitorare attraverso prove specifiche il livello della classe per aver una visione chiara dei prerequisiti in possesso degli alunni, riguardo:

·        ai requisiti esecutivi

·        alla stabilità del nome

·        al livello fonologico.

 

E’ fondamentale inoltre affiancare alla normale programmazione esercizi per stimolare la scoperta sonora del linguaggio, prerequisito fondamentale per l’alfabetizzazione.

Purtroppo nonostante tutti questi accorgimenti nelle classi spesso ci sono alunni che già all’inizio presentano difficoltà:

Perciò devono essere programmate tutte quelle attività che mirano allo sviluppo delle abilità metafonologiche, partendo da quelle globali per arrivare a quelle analitiche e a facilitare la memorizzazione del rapporto fonema grafema con l’uso di materiali adeguati.

 

E’ importante tenere presente la gradualità nella presentazione della complessità fonologica delle parole a partire dalle bisillabe piane, trisillabe...

 

Le attività per continuare

 

·        Fermarsi più a lungo sui suoni difficili

·        Passare allo stampato minuscolo solo per la lettura dopo che tutti i suoni , anche quelli complessi siano stati presentati e solo dopo che l’alunno abbia appreso con sufficiente sicurezza la strumentalità della letto-scrittura con lo stampato maiuscolo

·        Non avere fretta ad introdurre il corsivo che può essere presentato anche in seconda classe perchè è più importante che i bambini focalizzino l’attenzione sui suoni che non sulla complessità esecutiva del gesto grafico

 

L'apprendimento della matematica

 

 “Siamo affascinati dal potere dei numeri e inseguiamo il loro possesso, ma affrontare direttamente la questione del numero è il punto di vista capovolto per raggiungere questa conoscenza. La via giusta comincia dal basso, cioè dai piedi della montagna, DOVE I BAMBINI DI OGGI IMPARANO IL CALCOLO MENTALE COME I BAMBINI DI SEMPRE, SENZA PENSARE AI NUMERI SCRITTI " (C. Bortolato)

Nella scuola è stato quasi sempre privilegiato il calcolo scritto rispetto a quello orale, in realtà soprattutto nelle prime classi della scuola primaria è molto più utile allenare gli alunni nel calcolo a mente per i seguenti motivi:

   si inventano strategie

   non si eseguono cambi

   non si visualizza lo zero

 

nel calcolo scritto:

 

      si applicano procedure

      si fanno continuamente cambi

 

 

Le mani meraviglioso congegno per contare

(C. Bortolato)

·             Allineamento delle dita (linea mentale dei numeri)

      La mobilità delle dita (dita alzate o abbassate indicano un valore preciso)

      La suddivisione delle dita in cinquine

 

Cosa non fare

      Uso dei regoli per la comprensione e la rappresentazione dei numeri (es: devo cercare il n° 8, lo discrimino per il colore, ma se non lo ricordo devo usare altre strategie, devo però conoscere il valore degli altri regoli, devo quindi avere una competenza già raggiunta)

        Inutile partire da rappresentazioni della realtà (es: disegno di    pere, mele banane) perché è stato riscontrato che abbiamo l’attitudine a considerare gli oggetti come dei punti

      Disegnare e contare palline disposte in ordine sparso

      Chiedere di disegnare le quantità corrispondenti ad un dato numero è un esempio di transcodificazione dal sintattico al semantico; come chiedere il significato di una parola imparata senza senso

      Non insistere sui simboli ” u – da - h “perché servono per rappresentare un elemento che è già un simbolo

      Non usare la linea dei numeri partendo dal n° zero

 

Perchè usare la linea del 20

La linea del 20 ci aiuta a calcolare senza aver bisogno di padroneggiare

razionalmente il processo. E’ necessario cominciare subito perché i

bambini arrivano già con un’idea di calcolo, per non perdere energie ed

entusiasmo.

 

Come usare la linea del 20

      Limitare al massimo il linguaggio verbale

      Credere al silenzio come strumento per sviluppare l’intuizione

      Presentare solo i fatti e non le connessioni

      Privilegiare le simulazioni alle spiegazioni

      Avvertire la conoscenza come un’emozione

      Credere che ognuno ha in sé tutto ciò che gli serve per capire

      Avere fiducia nella mente che lavora da sola

      Preferire le immagini interne alle immagini esterne

      Rinunciare al controllo sul processo di conoscenza

      Concepire la conoscenza come un allargamento della percezione interiore come un dono

 

Le difficoltà di calcolo nella scuola primaria

 

Quando sento la parola matematica, mi viene la pelle d’oca!”

                                                 Stella, 9 anni

Che cosa dicono gli studi?    

Le ricerche affermano che i bambini discalculici sono 2 su 1000 e non 5-6

su 25.

Questo dato ci deve far riflettere, la maggior parte sono falsi

positivi,sono bambini potenzialmente in grado di cognizionare bene

ma sbagliano.

 

MODELLO TEORICO DI RIFERIMENTO

MC Closkey et al.. (1985-1987)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1.      Il sistema di comprensione trasforma la struttura superficiale

     dei numeri (diversa a seconda del codice, verbale o arabo) in una

       rappresentazione astratta di quantità attraverso i meccanismi lessicali e sintattici;

2.    Il sistema di calcolo assume questa rappresentazione astratta di quantità fornita dai meccanismi di comprensione come input, per poi manipolarla attraverso i segni delle operazioni, i “fatti numerici” e le procedure di calcolo

3.    Il sistema di produzione rappresenta l'output del sistema di calcolo, fornisce cioè le risposte numeriche, sempre attraverso l'utilizzo dei meccanismi lessicali e sintattici.

 I tre sistemi adoperano:

      codice uditivo (fonologico)

      codice visivo ( arabico e grafemico)

 

Perchè fare i calcoli è così difficile?

La ricerca afferma che sono meccanismi

 

                             

 

          

 

 

 

Processi cognitivi implicati nella costruzione della

conoscenza numerica e del calcolo

   Counting (numerazione progressiva e regressiva)

   Processi lessicali (lettura e scrittura dei numeri) sono tutti quei meccanismi che garantiscono il nome dei numeri: Il nome del numero ubbidisce ad una grammatica non fonologica

   Processi semantici (riguardano la capacità di comprendere il significato dei numeri attraverso una rappresentazione mentale di tip quantitativo con l'obiettivo finale della corrispondenza numero-quantità)

   Processi sintattici (riguardano le particolari relazioni spaziali tra le cifre che costituiscono i numeri: la posizione delle cifre determina il loro valore)

   Calcolo a mente (si pone come obiettivo quello di far apprendere una molteplicità di strategie per eseguire calcoli mentali)

   Calcolo scritto (utile per eseguire i calcoli complessi, ha bisogno di un supporto scritto e si basa sulle procedure e sugli algoritmi)

 

Come potenziare questi meccanismi?

      Non usare una mono didattica perchè sono meccanismi differenti tra loro, a dominio specifico e complessi, nessun metodo può ottenere tutto

      Non esercitarli separatamente MA procedere secondo i principi della sinergia e dell'integrazione

 

Gli errori più comuni

Errori lessicali: riguardano la produzione e la comprensione delle cifre ( dico un numero al posto di un altro)

Errori di transcoding: errori di traduzione  verbale all’arabico a base sintattica (103

Errori visuo-spaziali : 

 34x          lo stesso segno diventa ora + ora x

   2=          a seconda dell'orientamento nello

 36           spazio

     Il sistema visuo-spaziale chiede al sistema di ricordo,  procedure completamente diverse a seconda che si tratti di moltiplicazione o addizione.

    Quando compare l’errore, se invitiamo l’alunno a rifare l’esercizio, questo si stabilizza in modo definitivo 

 

Errori sintattici: sono quelli in cui risulta compromesso il valore posizionale delle cifre, es: 13 al posto di 31

Errori di lessicalizzazioni a base sintattica: 80700 diventa

        800007100 (in questo caso non viene mantenuta la struttura unitaria

        dello stimolo, ma c’è una scomposizione in elementi verbali tradotti in

        numero; 40056 diventa 4056, in questo caso è ignorata la parola

        MILA)

Errori nelle abilità di calcolo scritto

      -errori nel recupero di fatti aritmetici: 6x3=21; 4x3=11 in cui una cifra è corretta e l’altra è sbagliata

        - errori nel mantenimento e recupero di procedure (uso di procedure più immature es: 2+5 partire dal 2 anziché dal 5)

-         recupero errato delle procedure

27x    uso misto delle procedure di

15=      moltiplicazione e addizione

55

     - errore procedurale: 225:5=50          invece di proseguire da

                                                                                              sinistra verso destra si

                                                                                              segue il senso delle altre

                                                                                              operazioni da destra verso

                                                                                              sinistra

-                    errore procedurale:   

322 -

  36=

314

-         errori esecutivi: difficoltà nel controllare il riporto, la sequenza corretta, es: 

104+

316=

410

Errori procedurali: sono errori sistematici

Errori esecutivi: errori temporanei non prevedibili

 

 

Problem solving

I processi cognitivi implicati nel problema aritmetico

      Molti bambini della scuola primaria manifestano disabilità nella soluzione dei problemi aritmetici. Questa attività didattica genera spesso ansia e preoccupazione perché non esiste una procedura che, una volta acquisita, ne permetta la soluzione meccanica

       Gli ultimi studi sui processi cognitivi e metacognitivi implicati nei problemi aritmetici concordano sull’importante ruolo esercitato dalla MEMORIA DI LAVORO,dimostrando una stretta dipendenza tra deficit di memoria di lavoro e disabilità di apprendimento (Passolunghi, Cornoldi, Siegel)

La memoria di lavoro

E’ implicata in una vasta serie di compiti cognitivi, è un sistema complesso, costituito da alcune componenti indipendenti che hanno il compito di elaborare e mantenere le informazioni, mantenere il materiale da ricordare, nonché la conversione di stimoli visivi nei loro corrispondenti verbali

Indicazioni metodologiche

      Lavorare in piccolo gruppo

      Ruolo dell’insegnante come mediatore

      Avvio di un lavoro di tipo metacognitivo per ricercare nel testo le informazioni più importanti per la comprensione e sostituirle con sinonimi e discussione collettiva

      Momento individuale nel quale ogni alunno risolve il problema

      Correzione del problema attraverso la discussione collettiva delle strategie usate

 

Obiettivi del programma

Comprensione

      Decodificare il testo (ruolo della domanda, individuazione dei dati superflui, rilevanti, mancanti, nascosti)

      Elaborare il testo(riconoscimento delle parole rilevanti, formulazione del testo di un problema, riduzione del testo in semplici e sintetiche proposizioni, ricomposizione del testo)

 

Rappresentazione

      Elaborare l’immagine mentale del problema (individuare la giusta immagine, data l’immagine associare l’opportuno testo del problema, visualizzazione mentale del problema, costruzione di una rappresentazione mentale attraverso l’analisi del testo)

 

Categorizzazione

      Individuare la categoria generale alla quale il problema appartiene,

anche di fronte a testi diversi (analisi delle quattro operazioni, attività di classificazione per potenziare le competenze acquisite, scelta degli elementi del problema che permettono di recuperare la giusta operazione, riconoscimento della struttura profonda”schema”)

 

Pianificazione

      Riconoscere la necessità di risolvere un problema attraverso la costituzione di passaggi in sequenza(comprensione del termine “pianificare”: dato un testo costruire un problema con due domande e due operazioni, ascoltare la lettura di un testo e ricercare la domanda intermedia, risolvere problemi con una domanda e due operazioni)

 

Memoria di lavoro

      Perfezionare la capacità mnestica e utilizzare strategie idonee di memoria per la risoluzione di problemi (attività ludica di memoria di lavoro con le immagini, con le parole, con i numeri, attività di memoria di lavoro con i problemi)

 

Updating

      Selezionare e ricordare le informazioni rilevanti durante la lettura del testo di un problema (attività ludica di updating con le immagini, con le parole, con le sequenze numeriche, con i problemi)

 

Metacognizione

      Obiettivi trasversali rispetto a tutto il processo: riuscire a monitorare e valutare la propria prestazione, elaborare ed esplicitare un pensiero critico, riflettere sul proprio operato

 

 

Dalle strumentalità

all'uso creativo della letto-scrittura

 

Imparare a studiare

 

Alcune cause dell'insuccesso scolastico

      Difficoltà specifiche di apprendimento

      Difficoltà legate alla motivazione, alle convinzioni che gli studenti hanno su di sé come persone e sulle proprie abilità

 

Lo studio strategico   

  

Studiare significa acquisire informazioni da un testo scritto o da fonti orali per accrescere le proprie conoscenze ed eseguire compiti di vario tipo, quali verifiche scritte, interrogazioni, esami

(De Beni,Pazzaglia, Molin e Zamperlin, 2001)

 

 

 


     Intenzionalità                       Autoregolazione

    (attenzione, concentrazione,              (saper gestire la propria attività di

     possedere obiettivi chiari e                studio, conoscere ed applicare

     raggiungibili)                                        strategie efficaci per apprendere)

 

                  Strategie di studio

 


Strategie                                                           Strategie                       

scritte                                        orali                        

                                                                             

 

 

                    Metodo di studio                                

                      insieme strutturato                                              

                                       di strategie                                                     

 

Strategie scritte

      Annotazioni, sottolineature, appunti sul testo o sul foglio

      Brevi riassunti a margine

      Parole chiave

      Schemi e diagrammi

 

Strategie orali

      Ripetere sottovoce o ad alta voce a libro chiuso o aperto

      Autointerrogarsi

      Collegare informazioni nuove con le precedenti

      Immaginare i contenuti da studiare

      Usare mnemotecniche cioè strategie specifiche per ricordare

               (rime,sigle, abbinamenti)

 

L'importante è che l'alunno diventi consapevole di possedere il “proprio modo di organizzare la mente” e di gestirne il processo.

Gestire il processo del proprio apprendimento significa operativamente imparare a controllare diversi passaggi organizzativi e logici: dai collegamenti tra le informazioni alle categorie astratte entro cui collocarle, dalle domande da farsi per recuperare le informazioni ai connettivi logici per organizzarle in mappa ( Cornoldi e &).

 

Le procedure per imparare a farlo possono essere insegnate secondo passaggi rappresentati, per esempio, col seguente diagramma di flusso:                                                                                                  

 

                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NON ESISTE UN METODO DI STUDIO UNIVERSALMENTE VALIDO,comunque tre sono gli aspetti più importanti che non vanno sottovalutati in alcun metodo:

1.      La ripetizione: è una verifica delle conoscenze apprese. Richiede un atteggiamento attivo che aiuta il ricordo e rende più motivante lo studio; spesso gli studenti tendono a ritenere inutile questa fase perché sono convinti di aver capito e di sapere

2.  Il richiamare conoscenze precedenti e porsi domande

3.    L’elaborare personalmente il materiale:una volta evidenziate le nuove conoscenze, vanno integrate all’interno di una rete di altre conoscenze già possedute

 

Motivare all'apprendimento

 

      Creare all’interno della classe un clima cooperativo piuttosto che competitivo:in una situazione competitiva solo pochi vincono, per cui aumentano il timore di fallire e l’ansia da prestazione.

      Coinvolgere i ragazzi nell’apprendimento per promuovere in loro un atteggiamento attivo

      Adottare un insegnamento di tipo metacognitivo: insegnare strategie diverse da usare in contesti diversi e per discipline diverse

      Proporre compiti né troppo facili, né troppo difficili: entrambi risultano demotivanti

      Valorizzare il compito, il valore della lode che deve riguardare strettamente la prestazione e non il soggetto,nè tantomeno si deve basare sul confronto con gli altri

 

Metacognizione e studio

 

Tra i diversi fattori che compongono la metacognizione ,l’elemento che risulta determinante nell’ argomentazione è la consapevolezza  o l’abilità  di riflettere  sulle proprie ed altrui  concezioni  come oggetti di cognizione. Essa è riconosciuta anche come un fattore importante  nella ristrutturazione  di conoscenze. Si è infatti  dimostrato che il potenziamento  delle abilità metacognitive  influisce  sulla crescita  ed il cambiamento  concettuale (Hennessey,1993) 

 

UN BUON INSEGNAMENTO DOVREBBE:

·        Partire dal metodo di studio dell’alunno: le conoscenze da lui possedute ,la sua motivazione, gli stili                                      cognitivi con cui apprende, come si pone nell’elaborazione del testo       (attenzione,codifica e recupero dell’informazione,uso delle strategie   rispetto alle caratteristiche del compito) .

·        Far riflettere sulle strategie abituali di studio

·        Portare a riconoscere l’inadeguatezza di alcune strategie adottate

·        Creare una motivazione al cambiamento delle modalità di studio   meno efficaci

·        Presentare strategie e metodi di studio alternativi

·        Far sperimentare ripetutamente le strategie

·        Rinforzare l’idea che il successo dipende da strategie usate e quindi  dall’impegno

·        Far capire che è necessaria una certa pratica prima di

               automatizzare  le tecniche di studio

 

Per un buon successo scolastico

 

Per un buon successo scolastico sono necessarie  una conoscenza delle strategie metacognitive sottostanti  l’apprendimento ed una buona capacità di concentrazione .

E’ utile abituare il bambino ad acquisire una consapevolezza metacognitiva

Facendogli sperimentare diverse strategie: ripetizione, organizzazione, associazione, creazione di immagini mentali..                 

Per aiutarlo a concentrarsi può essere utile fargli apprendere ed automatizzare delle strategie(fasi) organizzate in un piano complessivo  valido per la soluzione di un qualsiasi problema .

Per esempio :

 

Conclusioni

Condizione fondamentale per far vivere ai ragazzi portatori di D.S.A un percorso scolastico positivo è la collaborazione tra insegnanti e genitori.

Purtroppo però genitori ed insegnanti non sempre sono d’accordo su quale sia la cosa migliore da fare.

Il problema diventa anche  maggiore nel caso di bambini con lievi difficoltà, che a scuola possono, non essere state immediatamente riconosciute e pertanto può essere sprecato del tempo prezioso prima di arrivare ad una diagnosi.

Un esempio di questo è la seguente testimonianza di una mamma.

 

 

Una mamma racconta........

Il mio incontro con la dislessia , o meglio io , la dislessia e mio figlio”

“L. aveva compiuto sei anni ed era felice all’idea di andare alla scuola elementare per scoprire molte cose interessanti ed avere risposte alle sue mille domande.

Dopo circa due mesi di scuola il primo incontro ufficiale con gli insegnanti, in cui mi si chiede di trattenermi...

“E’ stanco” mi viene detto e le maestre mi mostrarono la loro preoccupazione sul fatto che il bambino si rifiutava di “lavorare” e si distraeva.

Vi era un “però” che contrastava con l’opinione dei docenti: L. nel momento in cui lasciava la scuola, tornava ad essere quel bambino che riempiva tutti di domande, iperattivo nell’inventarsi giochi, felice di visitare musei e mostre e capace di sopportare l’assenza materna anche per un mese senza complicarsi la vita....

Niente andava bene a scuola... non sapeva, non voleva leggere e scrivere, non mostrava interesse, non giocava con il gruppo.

Avevo a che fare con insegnanti convinte di usare i metodi più appropriati e moderni e che alla prima difficoltà demandano la risoluzione del problema ad un intervento psicologico.

A poco però serviva il supporto tecnico dell’esperto perchè le insegnanti sostenevano la sua dislessia, ma si sentivano prese in giro dall’apatia di L. e dai suoi improvvisi colpi di genio, interrogavano la psicologa, ma non ascoltavano le risposte, come non ascoltavano le esigenze del bambino.

L. soffriva, era abbattuto, convinto di non saper far niente ed io dovevo sopportare il suo dolore e la sua protesta, non convinta di fare la cosa giusta.

L. si rifiutava di imparare a suonare perchè a scuola non era riuscito a fare flauto, si rifiutava di disegnare perchè a scuola non venivano considerati belli i suoi disegni, si rifiutava di andare a cavallo perchè a scuola aveva problemi anche in ginnastica non giocava più... ormai era un caso, come lui faceva un capriccio era motivo di osservazione, la voce si era sparsa intorno e anche gli amici più cari lo stavano ad osservare come se ci fosse qualcosa di anormale.

IL primo anno la neuropsichiatra non consatò dislessia, ma altre paturnie mentali, la psicologa invece trovò che probabilmente L. era affetto da disturbo di apprendimento.

Partecipai ad un convegno sulla dislessia che si svolgeva a Pisa; venne proiettato un video molto ineressante in cui un insegnante si comportava in modo tale da far sembrare le persone partecipanti affette da disturbi di apprendimento.

Quando tornai a casa feci i miei complimenti a L. che ogni giorno si recava a scuola, era veramente coraggioso ad affrontare un situazione talmente ingiusta!

Dopo un nuovo incontro distroso con le insegnanti, la psicologa  auspicò un cambio di scuola come tentativo di riuscire a rompere quel muro di rifiuto che L. aveva eretto come difesa.

Decisi quale scuola L. avrebbe frequentato e iniziarono una serie di telefonate tra i dirigenti delle due scuole.

La nuova dirigente, in un  primo incontro, mi indicò come il team di inseganti che avrebbe preso L. fosse proprio quello aggiornato e preparato sui disturbi di apprendimento. Non ne fui così felice poichè desideravo per mio figlio degli insegnanti che a lui si interessassero in quanto bambino/alunno e non in quanto caso clinico, ma accettai quella soluzione e non so come poter descrivere ora la felicità mia e di mio figlio.

L. era felice di cambiare scuola, ma il primo giorno, mentre si vestiva, mi chiese:” E se non vado bene nemmeno in questa?” “ Se questa non va continueremo a cercare altre scuole dove trovare la maestra più adatta a te”.

Io stessa mo sono stupita dell’accoglienza nella nuova scuola, della sincerità dei sorrisi. L. non solo è felice, non solo non ha opposto rifiuto a leggere e scrivere, ma è notevolmente migliorato e con mia grande felicità e sua soddisfazione a casa legge libri, ha degli ottimi voti nelle materie scientifiche e quando dissi alle maestre che anche il suo comportamento sociale era considerato molto riprovevole, si stupirono.

Non posso più credere all’istituzione scolasica, ma solo alle persone, a quelle persone, come ora ha mio figlio intorno, so che la mia denuncia non servirà a molto, ma bisignerebbe incominciare a dare più riconoscimento a chi svolge il proprio ruolo con quella responsabilità dettata dall’amore per le proprie azioni.

So che alle scuole medie e ad ogni cambio di insegnante potrà ripresentarsi la situazione passata, ma spero che mio figlio, grazie a questa nuova scuola, abbia acquisito con lo studio e l’età, armi a sufficienza per potersi difendere e che non sarà più un piccolo bambino di sei anni a far fronte all’opposizione di tre o più adulti.

 

                                                                           Una mamma

 

 

 

 

Bibliografia

Marotta & coValutazione delle competenze metafonologiche

 

AA. VV. “La dislessia raccontata agli insegnanti 2”  Libri lberi

 

Celi Laganà Alberti  “Avviamento alla lettura”

 

R. Ripamonti  “Dislessia” (rivista Erickson)

 

Cornoldi, De Beni e Gruppo MT Imparae a studiare 2”  Erickson

 

D. Ianes  “Metacognizione e insegnamento”  Erickson

 

 

C. Bortolato  “La linea del 20”   Erickson

 

D. Lucangeli S. Poli. A. Molin. C. De Candia  “L’intelligenza numerica “  Erickson

 

Passolunghi  “Training sul problem solving”  Erickson